{"id":1049,"date":"2014-07-14T13:59:38","date_gmt":"2014-07-14T13:59:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=1049"},"modified":"2016-01-18T10:39:55","modified_gmt":"2016-01-18T10:39:55","slug":"occhio-alla-bellezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2014\/07\/occhio-alla-bellezza\/","title":{"rendered":"Occhio alla bellezza"},"content":{"rendered":"<p><em><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/numero-9.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1050\" alt=\"numero 9\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/numero-9-300x245.jpg\" width=\"300\" height=\"245\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/numero-9-300x245.jpg 300w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/numero-9.jpg 921w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>&#8220;Occhi di ragazza, quanti cieli, quanti mari che m\u2019aspettano, occhi di ragazza, se vi guardo, vedo i sogni che far\u00f2. Partiremo insieme per un viaggio per citt\u00e0 che non conosco, quante primavere che verranno, che felici ci faranno, sono gi\u00e0 negli occhi tuoi\u2026\u201d<\/em> (Occhi di ragazza, di Bardotti, Baldazzi, Dalla). Che bellezza! Una delle canzoni pi\u00f9 belle \u2013 forse la pi\u00f9 bella \u2013 della musica leggera dei nostri anni giovani. E non solo. Un mondo, un futuro, un infinito incontenibile, un preludio di felicit\u00e0, un di pi\u00f9 incommensurabile oltre l\u2019anatomia di un volto. Un andare verso, un continuo andare verso, fino alla profondit\u00e0 del senso dell\u2019esistere, abbracciando tutto l\u2019universo dentro il proprio cuore. Di fronte alla bellezza, inevitabile lo stupore: quel turbamento interiore, quel tremore come prova chi sa di trovarsi al cospetto di qualcosa di divino, di un eccesso che sovrasta.<\/p>\n<p><!--more-->Chiunque fosse Beatrice, cos\u00ec Dante pronuncia il suo, di stupore, al mostrarsi della bellezza di lei, a ogni incontro, cos\u00ec in vita come nel Paradiso Terrestre: \u201cE lo spirito mio, che gi\u00e0 cotanto \/ tempo era stato ch\u2019a la sua presenza \/ non era di stupor, tremando, affranto, \/ sanza de li occhi aver pi\u00f9 conoscenza, \/ per occulta virt\u00f9 che da lei mosse, \/ d\u2019antico amor sent\u00ec la gran potenza.\u201d (Purg., XXX, vv 34-39). Noi siamo stati creati per la bellezza, ne abbiamo diritto, ne abbiamo il diritto! Se c\u2019\u00e8 una violenza inaudita, che grida vendetta al cospetto della bellezza di Dio e del Dio della bellezza, e che oggi viene riversata sui ragazzi, \u00e8 l\u2019uccisione della bellezza nel loro cuore. Li crocifiggono all\u2019oggetto immediato del desiderio, gridando a ciascuno, sinistramente carezzevoli: portalo e servi! Non volare! Striscia! Pastoni di crusca al posto di una mensa imbandita con le delizie pi\u00f9 dolci. Aridi sassi a occhi che brillano di desideri di pane! La misteriosa vibrazione della sessualit\u00e0, l\u2019arca bella (pulchra) degli arcana amoris, sia spazzata via \u2013 comandano ancora i detentori del potere della dissoluzione della bellezza \u2013 da servili tecniche di piaceri occasionali, mutevoli, capricciosi e autocollassanti; si appronti all\u2019amore la fossa che lo divori, e che ne sia pronta il sepulcrum. Una parola, questa, che gli antichi latini coniarono per indicare nella morte la voragine non (solo) della vita, ma (pi\u00f9 ancora) della bellezza: \u201cse\u201d infatti sta per sine (senza) e pulcrum per pulchrum (ci\u00f2 che \u00e8 bello).<\/p>\n<p>Il sepolcro \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 senza bellezza perch\u00e9 \u00e8 un venir meno, \u00e8 un\u2019assenza, \u00e8 lo svanire del futuro e di ogni frutto, di ogni possibile tensione verso la felicit\u00e0. Di ogni relazionale e bella interiorit\u00e0. La civilt\u00e0 della diminuzione ha trasformato il mondo in uno sterminato sepolcreto: tutto \u00e8 stato \u201cmortificato\u201d, dall\u2019economia ai rapporti umani, dall\u2019urbanistica all\u2019arte, dalla politica all\u2019informazione, dalla cultura allo spettacolo. Tutti siamo stati costretti ad accontentarci del poco, quando avremmo potuto pretendere molto di pi\u00f9. Avremmo potuto pretendere la bellezza. Il bello \u00e8 che ci hanno convinto che quel poco fosse il tutto, che le ghiande fossero migliori delle castagne, che il sesso allo stato carnoso, ma sempre insoddisfatto e sempre violento e prevaricante, fosse pi\u00f9 nutriente di quella misteriosa ed esaltante realt\u00e0 d\u2019amore che, quale ambrosia d\u2019eterna giovinezza, \u201csaziando si s\u00e9, di s\u00e9 asseta\u201d (Dante, Purg. XXXI, v 129). Ma questa bellezza, della quale subiamo il fascino e di cui lamentiamo la tentata dissoluzione, alla fin fine che cos\u2019\u00e8? O anche, pi\u00f9 cruciale: pu\u00f2 esistere una quidditas della bellezza, una sua specifica natura? La traccia di Dio? Per non inceppare (!) nelle censure di qualche teologo e filosofo amico mi guardo bene dal dire di un\u2019ontologia della bellezza, anche se, a ben pensare, una via forse ci sarebbe, e potrebbe avviarsi proprio dall\u2019antinomia tra l\u2019esperienza comune della bellezza e la sua totale persistente indefinibilit\u00e0 e inafferrabilit\u00e0. E indecidibilit\u00e0 \u2013 caratteristica, questa, che si riversa in quel saggio, pur se riduttivo, detto d\u2019uso comune: non \u00e8 bello ci\u00f2 che \u00e8 bello, ma \u00e8 bello ci\u00f2 che piace. Mi domando, dunque, procedendo: quale altro orizzonte si mostrerebbe parimenti \u201cvisibile\u201d e inafferrabile? Non forse l\u2019orizzonte di Dio, se un tale orizzonte davvero esistesse? E quale altro orizzonte chiamerebbe, esso pure, e continuamente, a quell\u2019inesausto \u201cdi pi\u00f9\u201d che l\u2019orizzonte della bellezza sembra aprire sempre al di l\u00e0 di ogni panorama, di meta in meta?<\/p>\n<p>Ecco allora che la via del \u201cpi\u00f9\u201d come via della bellezza pu\u00f2 essere un buon \u201cmetodo\u201d ermeneutico o, almeno, una bussola verso una \u201cquiddit\u00e0\u201d, almeno sui generis, di quell\u2019ombra luminosa che, nella nostra esperienza di cercatori di luce, ci precede e ci avvolge, scaturendo dall\u2019intimit\u00e0 delle cose e trasparendo sul loro volto. \u201cIl volto di Madre Teresa di Calcutta, cos\u00ec rugoso che pi\u00f9 di cos\u00ec non si potrebbe, \u00e8 il volto pi\u00f9 bello che io conosca\u201d, confess\u00f2 una volta un rinomato chirurgo plastico. Aveva ragione, vi brillava da dentro un\u2019ombra d\u2019Altri che lo rendeva fiorente e immortale. Al contrario dei tanti volti rifatti, rifatti per guadagnare tempo, che appaiono sempre \u201cmortificati\u201d e come diminuiti, appassiti e mummificati. \u201cFacciamo l\u2019uomo a nostra immagine e somiglianza\u201d, afferm\u00f2 Dio. Significa tante cose, quest\u2019espressione, ma una in particolare per Eva e Adam: il volto di Dio si \u201caggiunge\u201d e fiorisce sul volto di Eva per Adam, e cos\u00ec si \u201caggiunge\u201d e sboccia sul volto di Adam per Eva. A entrambi non \u00e8 data altra via (method\u00f2s), se non quella della reciproca bellezza, per \u201cvedere\u201d il Creatore (\u201cOcchi di ragazza\u2026!). A quali e quante turpi degradazioni non abbiamo prostituito questo \u201cmetodo\u201d di ricerca di Dio!<\/p>\n<p>Il metalinguaggio della bellezza si parla certo nei chiostri delle abbazie, dentro le cattedrali e sui loro sagrati, ma pu\u00f2 ascoltarsi anche in altri cortili ove vi siano ancora spiriti sensibili allo spirare del soave vento (Purg., XVIII, v 9) del mistero del mondo: \u201cC\u2019era nella vita delle cose \u2013 scrive Pirandello \u2013 un altro senso che l\u2019uomo non poteva intendere: lo dicevan quegli astri col loro lume, quelle erbe coi loro odori, quelle acque col loro murmure: un arcano senso che sbigottiva. Bisognava andar oltre a tutte le cose che davano un senso alla vita degli uomini. Tutto le parve irreale, e che in quella irrealit\u00e0 la sua anima si soffondesse, divenuta albore e silenzio e rugiada.\u201d (Suo marito) Ma se la bellezza \u00e8 l\u2019orto che Dio coltiva, il giardino dove cammina nella brezza della sera, si comprende anche il dramma, originale e perenne, che accompagna il dispiegarsi della bellezza stessa nella storia: \u201cLa cosa paurosa \u2013 annota F\u00ebdor Dostoevskij \u2013 \u00e8 che la bellezza non solo \u00e8 terribile, ma \u00e8 anche un mistero. \u00c8 qui che Satana lotta con Dio, e il loro campo di battaglia e il cuore degli uomini.\u201d (I fratelli Karamazov). \u00c8 il mistero dell\u2019angelo delle tenebre che, teste la Scrittura (S. Paolo, 2 Corinti, 11, 14-15), pu\u00f2 vestirsi da angelo di luce. Come smascherare l\u2019inganno? Non \u00e8 semplice, ma forse non impossibile: nella proposta apparentemente lucente dell\u2019angelo della tenebra si cela sempre una diminutio, una qualche perdita, mai un di \u201cpi\u00f9\u201d. Basta guardarsi attorno, e osservare quanti allettanti teatri di bellezza consumino coloro che si lasciano coinvolgere nelle loro lussureggianti e lussuriose, ma infelici e sterili, scenografie. \u2022<\/p>\n<p>Giovanni Zamponi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Occhi di ragazza, quanti cieli, quanti mari che m\u2019aspettano, occhi di ragazza, se vi guardo, vedo i sogni che far\u00f2. Partiremo insieme per un viaggio per citt\u00e0 che non conosco, quante primavere che verranno, che felici ci faranno, sono gi\u00e0 negli occhi tuoi\u2026\u201d (Occhi di ragazza, di Bardotti, Baldazzi, Dalla). Che bellezza! 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