{"id":1045,"date":"2014-07-14T13:56:29","date_gmt":"2014-07-14T13:56:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=1045"},"modified":"2016-01-18T10:40:05","modified_gmt":"2016-01-18T10:40:05","slug":"con-quale-memoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2014\/07\/con-quale-memoria\/","title":{"rendered":"Con quale memoria?"},"content":{"rendered":"<p><em><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/numero-8.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1046\" alt=\"numero 8\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/numero-8-300x242.jpg\" width=\"300\" height=\"242\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/numero-8-300x242.jpg 300w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/numero-8-1024x826.jpg 1024w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/numero-8.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>&#8220;Noi, in un&#8217;occhiata, percepiamo: tre bicchieri su una tavola. Funes: tutti i tralci, i grappoli e gli acini d&#8217;una pergola. Sapeva le forme delle nubi australi dell&#8217;alba del 30 aprile 1882, e poteva confrontarle, nel ricordo, con la copertina marmorizzata di un libro che aveva visto una sola volta, o con le spume che sollev\u00f2 un remo, nel Rio Negro, la vigilia della battaglia di Quebracho\u201d<\/em>. In una mia ipotetica classifica degli scritti umani, dopo il Libro dei Libri (che forse del tutto umano non si pu\u00f2 definire), si siedono, alla sua destra e alla sua sinistra, su due gradini inferiori, la Commedia del Vate fiorentino e due raccolte di scritti fantastici, l\u2019Aleph e Finzioni, di Jorge Luis Borges.<!--more--><\/p>\n<p>Da un racconto della seconda \u00e8 tratto il brano in epigrafe. Vi si narra di un uruguaiano, Ireneo Funes, che ricorda tutto. Non che ricorda bene alcune cose o che ricorda meglio degli altri, ma che conserva con esattezza fotografica tutto ci\u00f2 che vede e tutto ci\u00f2 che immagina, anche nei sogni, senza differenza tra visioni importanti e banali. Memoria e oblio. La memoria \u00e8, per noi (quasi) come per Funes, privilegio e condanna. Cos\u00ec l\u2019oblio. Dimenticare significa, prima di tutto, selezionare. Significa lasciare che il ricordo del dolore, della perdita, scorra via sotto il ponte della nostra vita, impedendogli di ferirci ancora. Questo \u00e8 l\u2019oblio di grazia, come quello del sacramento della confessione, nella quale il Dio della Memoria dimentica e perdona. Anzi ricorda, ma solo quel poco che abbiamo fatto di bene. Anche la storia seleziona e dimentica.<\/p>\n<p>Quanti scritti, statue, quadri, quanto inutile ciarpame scompaiono nel grande fiume del tempo, nel quale, quasi come naufraghi, sopravvivono solo alcune opere, che la tradizione \u2013 etimologicamente \u2018il passaggio di mano in mano\u2019 \u2013 conserva e ripropone. Cos\u00ec anche per i nostri borghi. Perch\u00e9 quelli antichi sono pi\u00f9 belli? Perch\u00e9 amiamo Offida e non, per esempio, Latina? Perch\u00e9 Roma e non Indianapolis? Perch\u00e9 la lenta mola del tempo ha lavorato su Offida, su Roma, pi\u00f9 che su Latina o Indianapolis. Scartando il superfluo, il brutto, il contingente, conservando l\u2019utile, il bello, il necessario. Non sempre, purtroppo, tutto ci\u00f2 che meritava ha superato le dighe del tempo, ma spesso s\u00ec: le nostre borgate ne sono l\u2019emblema. Immediato.<\/p>\n<p>Basta guardare da lontano un paese qualunque delle Marche: ha una corona bellissima, il centro vecchio, e una periferia anonima, talora orrenda, che speriamo destinata al crogiuolo dell\u2019oblio e della consunzione. Dimenticare per\u00f2 pu\u00f2 anche essere condanna, come quando \u00e8 cancellare solo in apparenza: il rivo del dolore non scompare, ma si inabissa, come un fiume carsico, e continua a lavorare nei meandri del subconscio. In questi casi pi\u00f9 che dimenticare sarebbe necessario purificare la memoria, prima richiamandola, poi affidandola a Chi, unico, sa sanare anche il nostro passato. Ma \u00e8 grazia anche la memoria. Specialmente quella cristiana. La memoria, insegnano i maestri spirituali gesuiti \u2013 quindi anche questo geniale Pontefice \u2013 \u00e8 il primo strumento di crescita spirituale. Posso procedere sulla strada di Dio solo se ricordo cosa Lui ha fatto per me.<\/p>\n<p>\u00c8 l\u2019esperienza del deserto dell\u2019Esodo: il popolo pu\u00f2 camminare nella desolazione del nulla, della privazione solo richiamando alla memoria il Mar Rosso. L\u00ec ha visto operare il suo Dio, da l\u00ec pu\u00f2 nascere la fede. La memoria deve essere anche questo, deve essere memoriale. Perch\u00e9 ogni giorno, pi\u00f9 volte e in quasi ogni luogo della terra si riproduce la liturgia di Passione, Morte e Risurrezione del Cristo? Perch\u00e9 Lui ci conosce, sa che per noi fare memoria di Lui \u00e8 rendere presente la Salvezza, ma sa anche che la nostra memoria richiede alimentazione costante, quotidiana. Perch\u00e9 Lui ricorda tutto, noi ancora no. Almeno finch\u00e9, come suggerisce Borges quasi in conclusione del racconto, anche noi, definitivamente, entreremo nella, sempre attuale, sempre presente, Memoria perfetta di Dio. \u201cIl fatto \u00e8 che viviamo ritardando tutto il ritardabile; forse sappiamo tutti profondamente che siamo immortali e che, presto o tardi, ogni uomo far\u00e0 tutte le cose e sapr\u00e0 tutto\u201d (J.L. Borges, Funes, o della memoria). \u2022<\/p>\n<p>Marco Caldarelli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Noi, in un&#8217;occhiata, percepiamo: tre bicchieri su una tavola. Funes: tutti i tralci, i grappoli e gli acini d&#8217;una pergola. 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