{"id":1038,"date":"2014-07-14T13:48:37","date_gmt":"2014-07-14T13:48:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=1038"},"modified":"2016-01-18T10:40:33","modified_gmt":"2016-01-18T10:40:33","slug":"nella-vecchiaia-daranno-ancora-frutti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2014\/07\/nella-vecchiaia-daranno-ancora-frutti\/","title":{"rendered":"Nella vecchiaia daranno ancora frutti"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/numero-6.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1037\" alt=\"numero 6\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/numero-6-300x241.jpg\" width=\"300\" height=\"241\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/numero-6-300x241.jpg 300w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/numero-6-1024x823.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><em>Senectus ipsa est morbus<\/em>, scrive Publio Terenzio Afro nella commedia Phormio: la vecchiaia \u00e8 per se stessa una malattia. E arriva sempre molto presto, pi\u00f9 di quanto ci si possa attendere, annota Cicerone nelle Tusculanae Disputationes: essa insegue gi\u00e0 alle spalle i fanciulli, gli adolescenti e ti raggiunge quando neppure ci pensi <em>(modo pueros, modo adulescentes in cursu a tergo insequens, nec opinantis adsecuta est senectus)<\/em>. <!--more-->Anche io, senza quasi avvedermene, mi trovo ora <em>in illam meae partem aetatis superveniens<\/em> (giunto in quella parte della mia et\u00e0) che fa da confine tra l\u2019et\u00e0 matura e quella anziana (imbecilla aetas), sancita, e sanzionata quasi, da una serie di attenzioni, pi\u00f9 formali che sostanziali in verit\u00e0, pietosamente impietose, teoricamente volte a tutelare una fragilit\u00e0, ma pi\u00f9 atte a circoscrivere una fascia sociale detta debole, e quasi un marchio di defabbricazione imposto a un prodotto per la rottamazione: ultrasessantacinquenne \u2013 finito, non servi pi\u00f9! Ci sono arrivato \u2013 questa \u00e8 l\u2019impressione \u2013 come un nuotatore condotto (trascinato?) dalla corrente di un fiume via via pi\u00f9 rapido e impetuoso: il nuotatore arranca, si dimena, talora si aggrappa a qualche appiglio, e poi eccolo ancora sull\u2019onda, mentre gli spettatori del suo andare si rarefanno man mano che l\u2019andare stesso avanza e poi, ad uno ad uno, distratti si volgono altrove e se ne vanno. Il nuotatore rimane solo.<\/p>\n<p>Che il tempo scorra (corra) lungo due dimensioni \u00e8 esperienza di tutti: il tempo interiore non ha la stessa velocit\u00e0 del tempo cronologico: lento inizialmente, aumenta di velocit\u00e0 con il correre degli anni, sempre meno trattenuto da aspettative, attese, progetti, sempre pi\u00f9 violato e coinvolto nella monotonia del quotidiano, delle sue occupazioni e delle sue irrimediabili preoccupazioni, alimentato da rimpianti, sensi d\u2019impotenza o di colpa, di perdita, di frustrazione. E oggi colorato anche di alienazione, di qualcosa cio\u00e8 d\u2019inutile e di oppressivo che ci sottrae pertinacemente a noi stessi, come la fretta noiosa e snervante che ci impedisce di guadagnare \u201cil\u201d tempo. Insomma, \u201cvassene \u2019l tempo e l\u2019uom non se n\u2019avvede\u201d (Dante, Purg., IV, v 9), ma non nel senso che intendeva il poeta \u2013 quando si \u00e8 concentrati su una cosa non ci si accorge del passare del tempo \u2013, bens\u00ec in senso opposto: essendo noi de-concentrati, ossia senza un centro di gravit\u00e0 che ci stabilizzi, perdiamo tutto il tempo, sia quello psicologico sia quello cronologico, di ci\u00f2 che abbiamo seminato raccogliamo solo la paglia. E cos\u00ec, al levarsi dell\u2019et\u00e0 anziana, ci affliggono l\u2019inutilit\u00e0 e il vuoto; occorrerebbe un di pi\u00f9 di energia per riscrivere una storia troppo dispersa, ma l\u2019energia manca.<\/p>\n<p>Tramontano le certezze, e anche la certezza della fede, per chi non sia un fideista a oltranza, si fa incostante, intermittente, nebulosa, dubitosa, e il dubbio \u00e8 doloroso, e il dolore \u2013 somma dei dolori passati, dei presenti e di quelli presagiti \u2013 pu\u00f2 indurre all\u2019impotenza. Ma perch\u00e9 divago, se mi \u00e8 stato chiesto un intervento da operatore sanitario? Ma perch\u00e9 l\u2019uomo \u00e8 sempre un\u2019unica realt\u00e0, e la sua storia e il suo sentire sono i grandi moventi del suo stato di benessere o di malessere anche fisico. Sulla senescenza e sulla vecchiaia la retorica ha speso enormi risorse persuasive, forse a scopo di scongiuro o di deprecazione, e qui non sto ad elencarle. Avete presenti quelle insulse trasmissioni televisive di divulgazione scientifica che esaltavano (non so se esaltino ancora, non le seguo pi\u00f9 da molto) longevit\u00e0 fisico-psichiche in pieno benessere, figlie del progresso della scienza e della medicina, della genomica e della proteomica, delle biotecnologie riparative?<\/p>\n<p>Ebbene, siamo al palo, quello che si \u00e8 speso \u00e8 tanto, quello che si \u00e8 ottenuto \u00e8 (quasi) niente, quello che qualcuno ci ha lucrato non \u00e8 poco, e tutto ritorna sempre moltiplicato a chi ha investito e a chi ha pubblicizzato, non a chi \u2013 forse troppo ingenuamente \u2013 ha sperato. Lo dimostrano i lugubri volti rifatti dei protagonisti dell\u2019immagine. Il fatto \u00e8 che il nostro organismo \u00e8 un apparato biologico che, nel suo evolversi nel tempo, non prevede soste o ritorni indietro. Le sue strutture molecolari, vergate con la norma dell\u2019entropia (l\u2019energia utile all\u2019interno di un sistema \u00e8 sempre minore dell\u2019energia totale disponibile), non possono che incrementare in se stesse un continuo differenziale di disordine, al quale i processi riparativi si oppongono in modo sempre meno efficiente. Le molecole si fanno pi\u00f9 instabili, le cellule si rinnovano con minore efficienza, gli organi si degradano, e l\u2019organismo si riconfigura continuamente verso la senescenza, che in sostanza \u00e8 un venir meno di funzioni e di integrazioni, fino a configurare quei deficit permanenti e intensamente gravosi che sono le malattie degenerative. Un esempio: con l\u2019andare degli anni le cellule nobili del cuore (miociti e cellule specializzate in eccitazione e conduzione degli stimoli) vengono sostituite gradualmente \u2013 o massivamente, in caso d\u2019infarto \u2013 da un tessuto meno nobile e pi\u00f9 duro, fatto di fibroblasti riparanti e di fibre collagene da essi prodotte. Il cuore stesso si fa pi\u00f9 \u201cduro\u201d, meno elastico e meno contrattile (miocardiosclerosi), presupposto di aritmie e scompenso, che sono espressioni patologiche di un processo biologico sottostante e sostanzialmente immodificabile, nonostante qualche tentativo di correzione di ci\u00f2 con cellule staminali (ma funzioner\u00e0? e, soprattutto, funzionerebbe per il sistema cuore nel suo complesso?).<\/p>\n<p>Analoghe considerazioni, mutato ci\u00f2 che v\u2019\u00e8 da mutare, possono essere applicate un po\u2019 a tutti gli organi. Ma queste progressive e ineluttabili alterazioni regressive \u2013 e qui non tratto delle patologie gravi che possono sopraggiungere prima \u2013 non hanno in tutti \u2013 \u00e8 arcinoto \u2013 la stessa velocit\u00e0 di andamento. Vi sono senescenze piuttosto precoci, altre pi\u00f9 in linea con gli anni cronologici, altre nelle quali l\u2019et\u00e0 biologica sembra procedere molto pi\u00f9 lenta dell\u2019et\u00e0 cronologica, e quindi i titolari godono di pi\u00f9 abbondanti e migliori anni, fino a longevit\u00e0, assolutamente improbabili a pensarsi, di soggetti che arrivano, e bene, ai novanta o ai cento anni, talvolta trascinandosi dietro gravi patologie (diabeti, dislipidemie, cardiopatie ischemiche, neuropatie ecc.) che stroncherebbero vite ben pi\u00f9 \u201cgiovani\u201d. \u00c8 chiara in questi casi l\u2019importanza del fattore genetico, sul quale i fattori comportamentali e ambientali paiono agire ben poco. Ma chi non ha questa \u201cprotezione\u201d di madre natura \u00e8 inesorabilmente destinato a una ben pi\u00f9 misera sorte? Un po\u2019 si pu\u00f2 fare anche in tali casi pi\u00f9 \u201cnormali\u201d.<\/p>\n<p>Si sa, infatti, che l\u2019invecchiamento pu\u00f2 essere un po\u2019 posticipato e anche un po\u2019 rallentato da misure preventive: controllo dei fattori di rischio principali (diabete, ipertensione, ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia, iperuricemia); astensione dal fumo di tabacco, dall\u2019abuso di alcol e di altre sostanze e da comportamenti pregiudizievoli; dieta ricca di frutta, di fibre e di pesce, e povera di calorie, di sale, di zuccheri semplici e di grassi (dieta mediterranea); attivit\u00e0 motoria regolare (almeno un\u2019ora di cammino tre-quattro volte alla settimana), adeguato riposo notturno, digiuno un giorno ogni sette \u2013 se non controindicato \u2013 con sola assunzione di liquidi, un minimo di screening per patologie facilmente aggredibili in fase iniziale. Ma su un altro quasi indefinibile e indefinito aspetto vorrei soffermarmi. Ciascuno di noi ha un habitus, esterno e interiore, quello specchio di questo e questo pi\u00f9 importante di quello, che \u00e8 il prodotto, sempre in itinere e mai compiuto, della nostra stoffa costituzionale e di come la lavoriamo attivamente e liberamente e deliberatamente mediante il gioco delle nostre passioni predominanti. Se a dominare sono le passioni che tirano verso il basso, e qui le diciamo vizi: superbia, lussuria, avarizia, ira, gola, invidia, accidia, dato che queste si accordano con pulsioni psicologiche istintive e pressoch\u00e9 spontanee, i fenomeni neuromolecolari ad esse sottostanti debbono seguire anch\u2019essi delle cascate di reazioni decostruttive che de-compongono il sistema portando al minimo il suo contenuto d\u2019energia libera e al massimo il contenuto d\u2019entropia (disordine).<\/p>\n<p>Se, invece, a dominare, sebbene dopo opportuna ascesi, sono le passioni che sospingono verso l\u2019alto, e qui le diciamo virt\u00f9: umilt\u00e0, temperanza, distacco, mansuetudine, sobriet\u00e0, amore, pratica del bene, dato che queste si accordano con tensioni psicologiche volute, attive e non facili, dirette verso una meta posta a un livello superiore rispetto alla base di partenza, anche i fenomeni neuro-molecolari sottostanti debbono seguire gradi ascensionali costruttivi che non solo non decompongono il sistema del neurostato, ma lo riorganizzano, lo rafforzano e lo ri-strutturano portando al massimo il suo contenuto d\u2019energia libera e minimizzandone il contenuto d\u2019entropia. Sto dicendo che mediante l\u2019astensione dai vizi e l\u2019adesione alle virt\u00f9 si pu\u00f2 influire favorevolmente sulla senescenza del nostro neuro-psicostato, e quindi di tutto il nostro essere psicosomatico? S\u00ec, e un\u2019osservazione pi\u00f9 che trentennale di soggetti che, invecchiando, evolvono secondo l\u2019habitus morale al quale si sono via via conformati, me ne rende sempre pi\u00f9 persuaso. In chiusura vorrei aggiungere qualche postilla per chi eventualmente abbia aures audiendi: usate il meno possibile la televisione. Il suo ruolo invasivo e distruttivo sul nostro neuro-psicostato \u00e8 veramente funesto; usate la rete solo quando \u00e8 necessario, e come padroni, non come schiavi; dedicate un po\u2019 di tempo alla lettura di qualche buon libro, e non di libri ciarpame: in librerie fidate se ne trova sempre qualcuno in mezzo al ciarpame; esercitate la vostra memoria imparando a memoria qualcosa: una poesia, una canzone, un brano, un teorema (dopo averlo capito, s\u2019intende), una storia: non c\u2019\u00e8 niente capace di mantenere e riformulare positivamente il nostro neuro-psicostato come l\u2019apprendimento a memoria. \u2022<\/p>\n<p>Giovanni Zamponi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Senectus ipsa est morbus, scrive Publio Terenzio Afro nella commedia Phormio: la vecchiaia \u00e8 per se stessa una malattia. 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